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lunedì 23 aprile 2007

COLLEZIONISMO : PASSIONE O INVESTIMENTO

Giornali e televisione ci bombardano senza tregua con pubblicità mirate per convincerci a consumare di più, ma sembra con scarsi risultati. Le perdite borsistiche in tutto il mondo, valutabili tra il 40 e il 50%, hanno ridotto drasticamente rendite e disponibilità di liquido, con ricadute dirette sui generi voluttuari.
Le macchine fotografiche, specie se da collezione, sono sicuramente da considerarsi generi estremamente voluttuari, anche se il pretesto dell’oggetto da investimento è una buona scusa da presentare alla nostra coscienza o alla moglie, a scelta.
In momenti di scarsa disponibilità finanziaria si allarga la forbice economica: chi poteva spendere senza problemi anche prima della crisi e dispone d’ampie risorse finanziarie, ora si trova avvantaggiato dalla necessità di negozianti e commercianti di far circolare il ‘liquido’. Viceversa chi è stato ‘bruciato’ dalle negative esperienze di Borsa si trova a fare i conti con prezzi sempre troppo alti, e pertanto ripiega su pezzi estremamente economici, oppure dilaziona l’acquisto. Inevitabile la permuta, al fine di migliorare la trattativa economica scambiando pezzi di minor pregio e quindi in definitiva facendo circolare sempre meno contante.

Ormai il mercato sembra tagliato in due: obiettivi con lenti segnate, compatte, reflex ‘fuori moda’ (chissà poi chi detta la moda in questo settore…), macchine in cattive condizioni si vendono a prezzi molto bassi, pur di vendere. Pezzi d’alta collezione, da migliaia d’euro, interessano solo una ridotta élite. In mezzo, il vuoto: sembra che il pezzo da 1000/2000 euro non interessi più, che nessuno abbia voglia di rischiare un piccolo investimento o che abbia l’intenzione d’iniziare una nuova collezione.
Sembra anche mancare un ricambio generazionale: i collezionisti ‘over cinquanta’, quelli che hanno impostato la loro collezione più di vent’anni fa, ora cercano solo pezzi molto rari e pertanto fanno acquisti estremamente oculati. Le giovani generazioni potenzialmente collezionistiche sono frenate: mancanza di disponibilità economiche, tentazioni da digitale, spese per la futura casa, autofocus sempre più veloci, idee confuse su cosa convenga acquistare nell’attesa di una futura rivalutazione. Da non sottovalutare il cambio degli status symbol: telefonini e mega orologi sembrano attirare più di Contax e Nikon F.

In realtà nella generazione più giovane manca il sogno che alimenta la voglia di possesso: chi tra i cinquantenni e oltre, appassionati di fotografia, non ha sognato di possedere una Contarex, una Nikon F2 accessoriata, una Leica M3 due colpi, una Exakta Varex con ottiche Angenieux o una stupenda Rollei con Planar? Quanti anni abbiamo aspettato per realizzare i sogni dello studente squattrinato, quante volte siamo passati davanti al negozio preferito rimanendo impietriti davanti all’oggetto del desiderio più che davanti ad una bella ragazza?
I giovani d’oggi cosa devono sognare: Canon T70, Nikon F301, Olympus OM-10? Ottimi apparecchi ma che, anche se recenti, appaiono essere ancora più obsoleti delle fotocamere degli anni Cinquanta.

La verità è molto semplice: un apparecchio meccanico diventa un’ classico’, un apparecchio elettronico dopo poco tempo diventa ‘vecchio’! Fra dieci, vent’anni qualcuno collezionerà le prime macchine digitali? Il cambio generazionale non è stato indolore, e i sogni di una generazione non si sono trasferiti a quella successiva.
Così i pezzi di fascia media, che una volta alimentavano il collezionismo alle prime armi, oggi stentano a trovare una collocazione, mentre il continuo proliferare di mercatini regionali abbassa la curiosità degli acquirenti che finiscono per trovare inevitabilmente sempre le stesse cose. I pezzi d’alta collezione si vendono ormai attraverso altri canali: Internet, trattativa privata, negozi specializzati che sanno a chi proporre i pezzi più ambiti.

Il collezionismo fotografico, senza una forte motivazione passionale ed emotiva, non sembra a tutt’oggi quel buon investimento economico che prometteva essere nei primi anni Novanta.
In America, le Leica hanno perso molto delle loro alte valutazioni, e si trovano a prezzi tra il 20-30% in meno rispetto a pochi anni fa.
La Rollei risulta attualmente molto ridimensionata, come pure diversi modelli Exakta, una volta considerata la ‘nave scuola’ del fotografo ed ora un poco dimenticata.
Le Nikon classiche e meccaniche attirano ancora molto, specie se in ottimo stato ed inscatolate, mentre per gli esemplari mediocri le quotazioni ristagnano. Importante rimane il fatto che le Nikon a telemetro sono sempre relativamente rare, con conseguente rivalutazione delle quotazioni. Molto rare sono diventate le Contax e le Contarex in ottimo stato e rarissimi gli obiettivi, abbastanza diffusi sino a pochi anni fa ed adesso diventati introvabili. Per Contax si vedono solo Biogon 35mm, Sonnar 135mm, i 50mm montati sulle macchine e poco altro. E pensare che il sistema Contax è stato uno dei più vasti sistemi fotografici mai prodotti!
Le copie Leica, ambite per anni più degli originali di Oskar Barnack, hanno perso terreno, e il boom di cinque anni fa sembra essersi sgonfiato, a favore delle macchine italiane che, Rectaflex in testa, cavalcano attualmente la cresta dell’onda delle richieste, almeno in Italia.

Tuttavia è proprio in momenti come questi che appaiono le occasioni migliori: offerta variegata, disponibilità alla contrattazione, pezzi rari a prezzi più accessibili.
E’ il momento di approfittare della situazione operando esattamente come recita la famosa regola di Borsa, “Compra a prezzi bassi, vendi a prezzi alti”.
Liberandoci dall’ossessione dell’investimento, del ritorno monetario che gratifica l’io mercantile, si approda finalmente al nucleo centrale del collezionismo: il divertimento. Divertimento nella ricerca, divertimento dello scambio, divertimento della contrattazione, per approdare finalmente, liberi da sensi di colpa, alla soddisfazione del possesso dell’oggetto ambito, desiderato, inseguito.
Sfogliare qualche buon libro di fotografia può essere una buona base di partenza per accendere nuove idee e passioni: esistono decine d’apparecchi economici che possono farci sognare, sia che si voglia fotografare oppure solo collezionare.
Citiamo, a caso e alla rinfusa: Edixa, Ferrania, Kodak Retina, Voigtlaender Vito, Agfa Karat, Zeiss Contina, Nikkormat, Weltini. Famiglie d’apparecchi singolarmente molto accessibili, ma che, una volta inserite in uno spazio temporale e tecnico organico, acquistano dignità di collezione d’alto livello.
Spesso è più l’organizzazione della collezione a rappresentare il punto di forza della stessa che non il valore del singolo pezzo. L’unione di diversi apparecchi ed obiettivi, anche se economici, alla fine costruirà una collezione che ci darà sicuramente molta soddisfazione: è la ricerca il fine collezionistico, non l’importanza dell’oggetto in sé. E in tutte le marche esistono oggetti rari. Il collezionismo è prima di tutto ‘gioco’, poi seguiranno le considerazioni economiche e speculative.
Non ho mai dimenticato cosa lessi all’ingresso di un piccolo negozio di giocattoli di legno a Kathmandu, tanto, tanto tempo fa: "Non si smette di giocare quando si diventa vecchi, ma si diventa vecchi quando si smette di giocare!"

IO FOTOGRAFO DEL NATIONAL GEOGRAPHIC


Intervista di Bruno D'Amicis, fotografie di Joel Sartore

Dal momento che viaggi con così tante pellicole, come ti comporti ai controlli a raggi-X degli aeroporti?

Trasporto tutti i rullini fuori dei loro contenitori in buste di plastica trasparenti con chiusura ermetica. In questo modo, riesco di solito a far ispezionare a mano tutto il materiale invece di farlo passare ai raggi-X. In nessuna occasione lascio che delle pellicole non sviluppate vengano esposte ai raggi-X destinati alle valige consegnate al check-in perché sono molto più potenti e possono rovinare il materiale sensibile.

Quando sei in viaggio, spedisci le pellicole esposte alla redazione del National Geographic o li tieni con te?

Di solito cerco di spedire le pellicole in America non appena ho scattato 40-50 rullini. Mi rende nervoso avere con me molto materiale esposto quando sono sul campo: il rischio che possa venire perso, danneggiato o rubato è troppo elevato.

In questo caso, dopo che le pellicole hanno raggiunto la redazione, ricevi qualche tipo di feedback? Consigli, richieste di nuovi scatti...

Talvolta. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, nel tempo che occorre al materiale per arrivare a destinazione, venire sviluppato ed esaminato dal photo editor, io mi trovo già in un altro posto a scattare nuove immagini. Comunque, i risultati vengono esaminati e discussi più che sufficientemente quando mi trovo in redazione per la selezione finale.

Come descriveresti il tuo stile: cosa vuoi comunicare alle persone attraverso le tue immagini?

Con le mie immagini di natura, ciò che spero di trasmettere è l'assoluta necessità di salvare i luoghi selvaggi e le specie minacciate. Noi, come umani, abbiamo una possibilità di scelta ed io nutro la speranza che, avendo davanti agli occhi la natura in pericolo, la gente decida di salvarla.

Cosa rende "buona" una fotografia?

E' molto semplice: una bella luce, uno sfondo pulito ed un soggetto interessante. Il sistema che utilizzo per testare i miei criteri di interesse è quello che chiamo "Ehi, cara!". In pratica, quando viaggio insieme a mia moglie in macchina e lei mi siede accanto sfogliando una rivista, richiamo la sua attenzione per mostrarle qualcosa lungo la strada. Ciò mi aiuta a capire se è abbastanza interessante per giustificare l'interruzione o se la sto solo seccando!

Quale delle tue fotografie ha per te un significato veramente particolare?

L'immagine dei due pappagalli Ara macao in volo, scattata nel Parco di Madidi in Bolivia, ha un grande significato per me. In parte, a causa delle terribili condizioni fisiche in cui mi trovavo durante il servizio e di ciò che ho dovuto passare per ottenere la fotografia; ma, soprattutto per l'effetto che da quell'immagine ha determinato. Il governo boliviano era pronto a costruire una diga che avrebbe inondato l'intero Parco nazionale.

Quando venne pubblicato il servizio, questi due pappagalli apparvero sulla copertina del National Geographic, costituendo una grande pubblicità per Madidi. In seguito, mi è stato detto che, subito dopo l'uscita della rivista, sono state fatte molte pressioni sul governo per fermare il progetto. Così è stato, ed il parco è stato salvato. Attualmente, la costruzione di una strada rappresenta una nuova minaccia per Madidi, ma, per lo meno, oggi non c'è una diga al posto della foresta.

Cosa pensi della tecnologia digitale? Influenza in qualche modo il tuo metodo di lavoro?

Non ho ancora scattato nessuna fotografia digitale per il National Geographic, ma l'ho fatto per altri brevi incarichi. Per me, il digitale è molto più semplice per il fatto che posso vedere cosa ho fotografato subito dopo lo scatto, perciò so quando ho ottenuto ciò che volevo. Quando lavoro con la pellicola, non ho idea di cosa ho ottenuto, quindi continuo a fotografare fino a quando è possibile. Molte delle mie migliori fotografie sono state scattate in momenti, in cui, se avessi saputo di aver già ottenuto quello che volevo, avrei messo via l'attrezzatura e preso la strada di casa. Per questo motivo, quindi, mi chiedo se, alla lunga, il digitale potrebbe ridurre la qualità del mio lavoro. Ma solo il futuro potrà dirlo.

E' davanti agli occhi di tutti quale direzione stia prendendo la fotografia professionale. Solo poche agenzie fotografiche sopravvivono, più grandi giorno dopo giorno. Queste monopolizzano il web e prevalgono su quelle più piccole. Poi, il mercato sembra saturo. C'è meno interesse per le tematiche ambientali e ci sono molte meno riviste di natura in commercio rispetto agli anni Ottanta. Quale potrà essere, secondo te, il futuro della fotografia naturalistica?

Ci sarà sempre spazio per la fotografia naturalistica, che è ora più importante che mai. Esiste sempre la speranza che belle immagini di luoghi veramente selvaggi possano incoraggiare la gente a preservarli. Non conosco la situazione in Europa, ma negli Stati Uniti c'è ancora un mercato fiorente per le riviste di natura. Molte organizzazioni legate alla conservazione degli animali pubblicano riviste proprie, tra cui alcune delle migliori dell'intera editoria americana.

E le "classiche" immagini di natura? Mi chiedo se tra dieci anni ci sarà ancora interesse per le fotografie di leoni del Serengeti o dei pinguini in Antartide?

Ci sarà sempre interesse per quelle immagini, perché rappresentano ciò che il pubblico medio si aspetta di vedere quando si trova davanti a delle fotografie "di natura". La sfida, per noi fotografi, è di creare qualcosa di fresco ed innovativo, che possa interessare tutti, a partire dall'appassionato di fotografia fino al pubblico più generico.

Adesso una notizia di servizio che interesserà molti perché tu stai organizzando un workshop in Italia per l'anno prossimo. Che ruolo ha questo business nella tua attività?

Adoro tenere workshop, perché spesso sono molto più piacevoli del lavoro sul campo in un luogo remoto ed inospitale; poi, perché di solito mi permettono di passare un po' più di tempo con la mia famiglia. Ma è anche bello incontrarsi, collaborare con altri fotografi e vedere cosa succede in altre parti del mondo. Terrò un workshop in Toscana nella seconda metà di maggio. Il mio scopo primario è quello di insegnare come sviluppare la propria visione creativa ed utilizzare la migliore luce possibile. Perciò, ci concentreremo prinicipalmente sulla fotografia di paesaggio e dei dettagli.

Cosa ti aspetti da questa esperienza?

Vedi, i miei genitori sono italiani, perciò spero di conoscere qualcosa di più sulle mie origini. Da quanto ho potuto vedere sinora, la Toscana mi ricorda la mia casa qui nella prateria americana. Per queste due ragioni, so già che mi sentirò a casa.

Ultima domanda molto classica: quali consigli daresti ad un principiante che volesse seguire i tuoi passi?

Il mio suggerimento è questo: lavorate duro, preferibilmente per qualcuno o per un'organizzazione che possa aiutarvi nella professione. Un giornale, un sito web o qualsiasi cosa. Scattate una tonnellata di immagini con la vostra macchina fotografica. Ogni nuova situazione ha il potenziale di migliorare la vostra fotografia. Ascoltate il vostro direttore e rispettate i suoi consigli su come rendere migliore il vostro lavoro. Imparate ad accettare le critiche ed utilizzatele per affinare la vostra tecnica. La professione del fotografo è difficile e i direttori spesso non hanno tempo di usare i guanti di velluto quando si tratta di dare suggerimenti. Con lo stesso spirito, esaminate criticamente le foto di altri fotografi. Quando ammirate il lavoro di un collega, passate del tempo osservando le sue immagini per capire cosa le rende speciali.

E poi?

In generale, è importante essere curiosi di natura, rilassati e sicuri di occuparsi di fotografia per i motivi giusti. Se lo fate solo per soldi e premi, avrete delle cocenti delusioni, specialmente agli inizi. Alcune persone scattano grandi immagini per anni e vengono scoperte soltanto dopo la loro morte. Se, invece, il vostro scopo è di rendere migliore il mondo, fotografando e documentando soggetti importanti, rendendo la gente felice con le vostre immagini e mostrando agli altri la realtà con un diverso punto di vista, avete ottime possibilità di godere di una lunga e luminosa carriera.

Parlavi anche di determinazione...

Come ho ti ho detto, il segreto vero è la determinazione. Molti degli scatti migliori arrivano alla fine della giornata, quando ci si sente distrutti e si sta per mettere via l'attrezzatura. Se smettete troppo presto, perderete molte delle migliori opportunità. Ma se volete veramente diventare dei bravi fotografi, continuate a scattare anche quando sapete di avere già ottenuto quello che volevate.